lunedì 11 febbraio 2008

San Carlos di Bariloche - 8 febbraio 2008



San Carlos di Bariloche 8 febbraio.
Carissimi, rieccoci
Prima di partire da Ushuaia abbiamo visitato il Museo delle Carceri e il Presidio Militare dove oltre alla storia della nascita della città e di come si svolgeva in quei tempi la vita, nel carcere viene ampiamente illustrato lo sviluppo della città stessa . C’è un padiglione italiano con articoli di giornali che raccontano dell’arrivo di una intera nave piena di bolognesi e friulani ingaggiati dall’impresa Carlo Borsari. Essi arrivarono nel 1948 portando al seguito case prefabbricate, alcune esistono a tutt'oggi, il medico, il prete,i maestri e perfino i giochi delle bocce. Costruirono il quartiere degli emigranti italiani e diedero impulso alla realizzazione delle varie infrastrutture della città.
Il 18 gennaio siamo arrivati in terra cilena a Punta Arenas, città molto più strutturata di Ushuaia essendo stata un porto importante prima della apertura del canale di Panama; lì avevano sede importanti compagnie di navigazione, società di assicurazioni e furono eretti molti palazzi dei ricchi allevatori o di chi si era arricchito con le miniere d’oro. In città esiste un Club Italiano con annesso ristorante e all’ingresso del cimitero cittadino emerge una cappella intitolata alla Fratellanza Italiana.Gli italiani e i loro discendenti si dedicano prevalentemente al commercio. E’ stata molto interessante la visita al museo Regionale Salesiano dove viene messa in evidenza l’opera del Padre Alberto De Agostini che, appassionato di andinismo e di fotografia, scoprì e valorizzò e fece conoscere al mondo intero molti luoghi e popolazioni indigene. Merita una visita anche il palazzo-museo Braun a dimostrazione del tenore di vita che conducevano le famiglie abbienti nel primo ‘900. Nella piazza principale c’è un bel monumento a Magellano; a lato c’è la statua di una indigena ignota alla quale è consuetudine baciare la punta del piede come porta fortuna.
Lunedì ci siamo recati a Puerto Natales, base principale di entrata per chi si reca al Parco del Paine, considerato il più bello del Sud America. Al nostro arrivo abbiamo saputo che il Sindaco della città era veneto. Nel pomeriggio ci siamo recati nel Municipio, l’alcalde Mario Margoni ci ha accolto con grande cordialità e raccontato la sua vita. E’ in Patagonia dal 1957, ha tre figli laureati, uno conduce l’azienda agricola di famiglia di 16.000 ettari con 5200 mucche ( quando sentiamo parlare di miliaia di ettari pensiamo a latifondisti ecc,ma la realtà può essere diversa. Basti pensare che da noi 5.200 mucche vengono allevate in un solo capannone).E' l'unico sindaco italiano di tutto il Cile e gli abbiamo consegnato il Gagliardetto della Regione Veneto assieme a un libro sul '900 italiano. Poi abbiamo incontrato don Fernando Martellozzo al quale abbiamo portato i saluti dell’amico Giancarlo Carrara. E’ nativo di Santa Giustina in Colle e dirige la scuola Salesiana frequentata da oltre 1200 alunni. Il terzo italiano che vive a Puerto Natales è un piemontese. Con don Fernando abbiamo fatto un giro in città e visto alcuni luoghi dove svolge l’attività di parroco. Siamo stati 15 giorni fra i luoghi più affascinanti, anche se molto impegnativi, della Patagonia cilena ed argentina Un giorno nel Parco del Paine, al ns. rientro in camper per il pranzo, abbiamo incontrato Giuliano Fallerini di Mestre. Ci ha raccontato che il giono prima era in escursione con degli amici, che ad un tratto non li ha più visti; di essere disceso alla macchina ma di non avere le chiavi e di non avere più rivisto i compagni . Nonostante avesse una carta prepagata e degli euro, nessuno gli ha fatto credito e ha dormito nel sacco a pelo e saltato i pasti . Gli abbiamo dato dei soldi per comperare il biglietto del bus.
Siamo rientrati in Argentina e siamo rimasti due gg a El Calafate porta di ingresso da sud al Parco de Los Glaciares, la zona più ampia al mondo di ghiacciai dopo l’Antartide. In quella zona c’è una fenditura nelle Ande che permette un forte passaggio delle fredde perturbazioni che provengono dal Pacifico e che scaricano molta neve e danno origine ai ghiacciai.
Fra i più famosi abbiamo visto il Perito Moreno, alto quasi 70 metri, rumoroso per le frequenti rotture, molto spettacolare anche perchè si ammira da molto vicino; il Viedma particolarmente bello per i forti colori blu-azzurri ed il glaciar Huemul sopra il Lago del Desierto che ci ha permesso di vedere la funzione dei ghiacciai: il ghiacciaio e il suo scioglimento, lo scorrere dell’acqua che scendendo formava un laghetto e un ruscello che da lì iniziava un lungo percorso. Il punto di attrazione principale del parco è il Fitz Roy, mitica montagna sognata di essere scalata da ogni andinista.Il giorno dopo abbiamo visitato la Gola del rio Pinturas dove si trova la Cueva de Las Manos, pareti e grotte con una serie di pitture rupestri, che raffigurano soprattutto mani sinistre, risalenti a 7500 anni avanti Cristo. Percorrendo sempre la mitica Ruta 40, ci siamo fermati di fronte a delle capanne perché attratti da una alta bandiera : era una comunita’ di Mapuche in causa con i ns. Benetton, nuovi proprietari di quelle terre. I Benetton li hanno denunciati per occupazione abusiva, non avendo i Mapuche documentazioni che dimostrino i loro diritti sulle terre che loro rivendicano. Nel 2004 sono stati a Roma per risolvere la disputa e si sono incontrati con Luciano ( così lo nominano con simpatia) . Noi abbiamo detto di avere letto di alcune donazioni o concessioni fatte dai Benetton, ma loro hanno affermato che non è stata mantenuta la promessa. Abbiamo altresì fatto presente che in Italia i Benetton godono della massima stima, che sono dei progressisti, che si sono fatti con il proprio lavoro e che non vengono per sfruttare la natura ma che investono capitali e capacità per migliorare l’ambiente, le condizioni dei lavoratori e la qualità degli animali Sono stati entusiasti per lo scambio di idee anche se sono rimasti nelle loro convinzioni e felici di essere fotografati con noi. Siamo riusciti ad arrivare a Bariloche il 3 sera, cotti dal caldo e dalla stanchezza perché in questi giorni le temperature sono oscillate fra i 35° e i 37°.
Qui a San Carlo di Bariloche tra le altre cose abbiamo visitato il Museo Patagonico dove abbiamo letto del notevole apporto dato allo sviluppo della città dal veneto Primo Capraro, arrivato come cercatore d’oro ma in seguito dedicatosi all’edilizia contribuendo allo sviluppo della città. Viene ricordato anche per il suo modo di parlare e scrivere più in veneto che in castigliano. In centro c’è un Istituto scolastico intitolato a Dante Alighieri con la sede della associazione Italiani. Abbiamo incontrato la professoressa di italiano Signora Bianca di origini abruzzesi la quale, sentendo che arrivavamo da Padova, ha telefonato al , nostro compaesano di . è il Direttore dell’Ufficio scolastico Consolare per la Patagonia, è persona molto affabile. Gli abbiamo donato alcuni volumi di storia italiana e di fotografia del veneto che con nostra soddisfazione sono stati apprezzati e giudicati preziosi; gli abbiamo consegnato anche il gagliardetto della regione. Ci sono scuole, come quella di cui stiamo parlando, che ricevono contributi dallo Stato italiano per i corsi della nostra lingua , e per questo i ns Uffici Consolari esercitano un controllo.
Questo è a grandi linee quello che abbiamo fatto tra Ushuaia e San Carlos di Bariloche. Alcune nostre considerazioni: gli argentini sono molto nazionalisti, ci tengono molto alle visite degli stranieri, ringraziano di essere venuti, chiedono se l'Argentina ti piace e che cosa ti è piaciuto di più. Un signore di Mar del Plata ci ha mandato una e-mail di ringraziamento perché ha visto il nostro camper nella sua città che solitamente è frequentata da soli argentini (è la loro Rimini). C’è una evidente e forte rivalità con i Cileni come nel nel propagandare le loro località. La "la Fine del Mondo" è Ushuaia per gli argentini e Punta Arenas per i Cileni ;la capitale mondiale del trekking è Puerto Natales per i Cileni, El Chalten (originario nome del Fitz Roy) per gli argentini.I Cileni invidiano un po’ le ricchezze naturali dell’Argentina anche se ne criticano la loro gestione. Queste località sono sorte circa un secolo fa, El Chalten addirittura nel 1985. Stanno asfaltando alcune strade, compresi alcuni tratti della Ruta 40 e per questo motivo in alcuni punti provvisori o su deviazioni esse sono peggiorate il che vuol dire percorribili soltanto da fuoristrada o bus o autocarri e per tratti di tre-quattrocento km non trovi né vita umana nè di animali e tanto meno stazioni di servizio. Noi abbiamo incontrato solo uno sfortunato motociclista palermitano che ci ha chiesto di gonfiare la gomma disastrata e che ci ha raccontato di avere perso il compagno di avventura che si era rotta una clavicola cadendo il giorno prima rovinosamente dalla moto . Solo sassi e polvere a volte anche fresca perchè l’abbiamo trovata anche in frigorifero Il camper è sempre il personaggio n.1, ammirato e fotografato; per fortuna l’avevamo rinforzato prima della partenza ma non è adatto a queste "strade" dove o si va a 15-20 all’ora o si sconquassa tutto l’arredamento interno per le fortissime vibrazioni. A parte gli automatismi andati in tilt quasi all’inizio del viaggio, abbiamo avuto l’allentamento del tubo di scarico con conseguente odore di gasolio e per di più un forte odore di gas che ci ha preoccupato per due giorni. Abbiamo eliminato il settore riscaldamento e adoperato solo il fornello. Arrivati a Bariloche Giancarlo si è accorto che con i salti e le vibrazioni la caldaia si era staccata da un supporto e provocato la rottura della tubazione di rame che porta il gas alla caldaia stessa. Tutta la giornata di lunedì siamo stati impegnati a togliere polvere e ad avvitare i mobili pensili. Il mobiletto del bagno si stava staccando del tutto, Adriana aveva avvertito che il neon si era mosso ma in realtà era il neon che teneva ancora su il pensile. Un artigiano ci ha fornito un nuovo tubo per il gas con i raccordi per il costo di euro 1 (uno).Abbiamo fatto lavare il camper e dare una controllata alle sospensioni e alla trasmissionie che sembrano a posto. Vi diamo alcuni prezzi argentini:
il Corriere della Sera costa 0,50 pesos, nove volte meno che in Italia perchè 1 euro = 4,60 pesos.
Il gasolio in Patagonia costa 1,59 pesos al litro ma agli stranieri lo fanno pagare 2,80 mentre nelle altre zone varia da 2,00 a 2,30 pesos al litro per tutti. Il campeggio di sei giorni a Bariloche, che è considerata la Cortina d’Ampezzo dell’Argentina, costa come una giornata a Sottomarina. Partiremo sabato con destinazione San Martin de los Andes e poi ripasseremo in Cile, direzione Isola di Chiloè e risalita fino a Santiago, Valparaiso e poi di nuovo in Argentina a Mendoza da dove ci risentiremo. Ciao e bacioni a tutti.

Camper protagonista













Strada Patagonica














Io con Don Ferdinando














Noi con il sindaco di Puerto Natales















Adriana e la Cascata del Paine













La Volpe













Il gaucho



















Noi al Perito Moreno













Il camper al Fitz Roy



















Il Ghiacciaio Viedma










Adriana e il ghiacciaio Huemul



















Noi e la Cueva de Los Manos















E noi i Mapuche

giovedì 17 gennaio 2008

Tierra del Fuego, Ushuaia 16.01.2008



Tierra del Fuego, Ushuaia 16.01.2008
Carissimi parenti, amici e conoscenti ci scusiamo per il ritardo, ringraziamo per i messaggi e auguriamo a tutti un buon 2008. Non è semplice mettersi in viaggio per conto proprio in un paese straniero che oltretutto è quasi tutto in ferie in questo periodo che corrisponde al nostro ferragosto. In un altro momento vi racconteremo della traversata atlantica: è stata una esperienza molto interessante, positiva e piacevole. Dopo Le Havre dove ci siamo imbarcati, abbiamo fatto tappa a Bilbao, in cinque porti africani, a Rio de Janeiro e Santos in Brasile e infine a Zarate e Buenos Aires dove siamo sbarcati. In mare abbiamo "percorso" circa 13.454 km.A Rio abbiamo incontrato l’ing.Enrico Moreschi e la Signora Nicoletta volontari laici della Diocesi di Padova che prestano la loro opera da oltre 4 anni in una favela a circa 30 km da Rio. A Buenos Aires non è stato possibile alcun incontro con nostri corregionali perchè assenti per ferie. Con alcuni ci siamo sentiti per telefono e avevano offerto la loro collaborazione per eventuali ns. necessità. Così è stato a Mar del Plata. Ad ogni modo non ci è mancata l'occasione di incontrare l'interesse ed il piacere di chi si avvicinava e si dichiarava discendente di genitori o nonni italia A Buenos Aires, dopo aver incontrato l’amico Diego di Piombino Dese, che ci ha gentilmente portato la copia delle chiavi del camper dimenticate a casa ed una sirena per eventuali emergenze, siamo andati a trovare il nostro paesano Padre Claudio Cappellaro nel Seminario in cui vive. Gli abbiamo portato i saluti della sua famiglia, quelli delle classi 1937 e 38 e consegnato delle magliette sportive offerte dall'amico Leopoldo Carraro. Con il camper non si poteva accedere al cortile interno all'edificio e don Claudio ci ha indirizzato da suoi colleghi nella Parrocchia Sagrado del Corazon.Ci siamo accampati nel loro giardino e siamo stati assecondati dalle premure di don Lino Frizzarin di Pernumia ( i fratelli coltivano ortaggi) e da don Mario di Pressana. Per quattro gg con i mezzi pubblici abbiamo visitato a fondo la città. Commovente è stato quando, alla fine della messa del 1°gennaio, don Lino ha celebrato il "matrimonio" tra Adriana e Giancarlo con la sua comunità la quale ci ha rivolto applausi, baci e auguri di buena suerte. Dopo avere visitato Mar del Plata e la penisola di Valdes siamo arrivati ad Ushuaia che dista 4.200 km da Buenos Aires. Non è stata una passeggiata nè per la strada nè per le temperature, caldo, vento, freddo, vento, caldo e vento freddo. Le strade erano per la maggior parte sterrate con pietre volanti e moltissimi mezzi che incontravamo avevano il parabrezza bucato in più punti. Abbiamo installato la rete di protezione al parabrezza ma in un momento in cui l'avevamo tolta perchè percorrevamo una strada asfaltata, incrociando un fuoristrada, una pietra partita da una ruota ci ha scheggiato leggermente il vetro..
Per lasciare costantemente la protezione dobbiamo portare una modifica perchè le vibrazioni della rete rendono disagevole la vista ; abbiamo acquistato una lastra di policarbonato per inserirla nella protezione. Anche per il gas propano ci sono stati degli incovenienti: non essendo possibile caricare la nostra bombola per la diversità degli attacchi abbiamo dovuto acquistare una bombola con i relativi attacchi. Entrando in Patagonia, siamo stati fermati 4 volte per un controllo igienico-sanitario che è consistito nel ritirarcici la frutta e la verdura, per fortuna non avevamo carni e salumi, perchè in quella zona non esistono microbi o parassiti e non vogliono che ne vengano importati. Al primo passaggio in Cile ci hanno sequestrato la frutta e la verdura della Patagonia, perchè non ritenute igienicamente pure come quelle cilene. Abbiamo già passato due volte la frontiera argentina e due quella cilena e dovremmo passarle altre 5 o 6 volte ciascuna; questo comporterà di armarci di tanta pazienza per la tempo delle attese, per le pagine del passaporto che verranno annullate dai vari timbri di uscita ed entrata e per la necessità di tener conto se valeva la pena o meno di fare provviste per non essere alleggeriti ad ogni passaggio.
Ad Ushuaia abbiamo trovato intento a leggere le scritte del ns.itinerario il Signor Sergio Marconcini ( nativo di Cerea e qui emigrato nel 1947), Comisario General dei Pompieri della città. Era la persona che cercavamo, il veneto più a sud del continente, gentilissimo e premuroso. Assieme siamo andati in cerca di altri veneti di sua conoscenza ma purtroppo quel giorno faceva molto caldo, quasi 15 gradi e per gli abitanti di quella latitudine superare i 10° fà caldissimo. A casa non c'era nessuno, tutti erano andati al fiume o in montagna a fare il pic-nic anche perchè le fabbriche in questo periodo sono chiuse per 4 settimane. Ho chiesto a Sergio se mi sapeva indicare un fabbro per fare il lavoro alla rete di protezione e lui mi ha subito detto che l'indomani mi avrebbe portato in una officina dei pompieri dove lavora anche suo figlio. Così lunedì pomeriggio siamo andati nell'officina dove hanno fatto un bellissimo lavoro. Ci ha raccontato di come si è sviluppata la città di Ushuaia nata come carceri comuni e politiche chiuse solamente nel 1947. Da allora molti emigranti sono venuti perchè il piano di investimenti messo in opera per la riconversione ha dato loro opportunità di lavoro. Terminati questi investimenti, molti sono ritornati in patria, la maggioranza si è trasferita a Buenos Aires o a Rio Negro, pochi italiani sono rimasti qui. La maggioranza è di origine spagnola e viene detta brutos perchè cattiva, discendente dalle vecchie guardie carcerarie. Negli anni 50-60 arrivava una nave di viveri ogni 4 mesi, la frutta e la verdura esisteva solo in scatola. Ora la città ha 70.000 abitanti, vive principalmente di turismo e di iniziative statali nonché di lavoro dato dalle aziende del settore elettronico, qui ubicate per le notevoli agevolazioni fiscali, comunque i prezzi sono più alti che nel resto del paese. Questo è un piccolo resoconto dei nostri primi 15 giorni di viaggio. Saluti cari e a risentirci. Adriana e Giancarlo.

Vi alleghiamo alcune foto:


Brindisi dell'ultimo dell'Anno

Adriana con don Lino Frizzarin e don Mario

Famiglia di otarie

Ushuaia - Isola de los pajaros

Canale di Bearle Las Gaviotas

consegna GAGLIARDETTO uno Sergio Marconcini

finale della carretera austral

giovedì 22 novembre 2007

mercoledì 17 ottobre 2007

Preparativi per il viaggio




Il giorno 5 settembre il Governatore del Veneto, On. Giancarlo Galan, ci ha onorati del Patrocinio della Regione per l’iniziativa, con l’augurio di un meritato successo. Il 18 l’assessore ai flussi migratori, arch. De Bona, ci ha nominati Ambasciatori della Regione Veneto per questo viaggio consegnandoci la bandiera del Veneto, alcuni gagliardetti e lettere di cordiali saluti, anche a nome del Governatore e della Giunta tutta, da portare ai Veneti e a tutte le comunità di emigrati che incontreremo.
Abbiamo quasi terminato la preparazione del camper: è stata fatta una ripassata generale alla meccanica ed alla cellula sono state tolte la televisione, l’antenna satellitare e la tenda per ridurre gli accessori all’indispensabile. Forti dell’esperienza del viaggio in Cina abbiamo fatto rialzare lo sbalzo posteriore; per la protezione dalle pietre sollevate dal vento e soprattutto dai camion che incontreremo sulle strade sterrate, in particolare la Carretera Austral, abbiamo fatto applicare delle griglie fisse davanti ai fari e al radiatore ed una, da montare all’occorrenza, davanti al parabrezza. E' stato approntato un nuovo assetto con l'istallazione di barre stabilizzatrici maggiorate e di ammortizzatori specifici per gli impegni gravosi. Per le ruote abbiamo sostituito i cerchi originali con 6 cerchi in lega di maggiori dimensioni degli attuali. Abbiamo applicato gli adesivi che illustrano il percorso. Per gli inconvenienti che incontreremo in alcuni tratti del viaggio a causa della elevata altitudine, oltre alle precauzioni di comportamento che saranno necessarie, abbiamo una bombola di ossigeno acquistata a Lhasa e pensiamo di acquistarne una seconda in Argentina perché in Italia costa troppo.
In seguito all’articolo pubblicato dal GAZZETTINO del 26 agosto, abbiamo avuto molte telefonate particolarmente interessanti. Un Signore argentino di origine veneta, in vacanza in Italia, ci ha comunicato di essere un vecchio camperista, ci aspetta a cena a Mar della Plata, e ci darà precise indicazioni per il percorso Patagonia - Terra del Fuoco da lui visitate più volte.
Una Signora di origine venezuelana ci ha offerto una escursione in barca ad un’isola bellissima.
Della mappa del percorso si possono ottenere degli ingrandimenti che permettono di individuare abbastanza dettagliatamente dove passeremo e così sarà possibile segnalarci dei nominativi di residenti in quelle zone o di darci dei suggerimenti cliccando direttamente sull’indirizzo e-mail indicato: nonniadrianaecarlo@libero.it

Cordiali saluti

Adriana e GianCarlo

Limena 15.10.07

martedì 18 settembre 2007

IL VIAGGIO



Il viaggio è in programma per l’autunno 2007 e avrà la durata di 2 anni. La traversata atlantica avverrà con una nave cargo che, partendo da Le Havre il 23novembre, dopo 28 giorni di navigazione, sbarcherà a Buenos Aires. Da lì inizierà il percorso illustrato sopra di oltre 100.000 km.
Il viaggio avrà uno svolgimento particolare , prima per la lunga durata del trasferimento in nave che sarà dedicata al perfezionamento ed alla concentrazione e poi perchè il percorso fatto con il camper permetterà un ritmo lento e meticoloso, quasi di pellegrinaggio, senza saltare da una località all’atra (come avviene con la maggioranza dei viaggi di oggi con mete sempre più lontane e tempi di permanenza più ristretti) consentendo di assaporare ogni particolare del paesaggio, soprattutto di quello umano.
Scopo del viaggio sarà quello di conoscere e documentare con fotografie ed appunti genti città e luoghi lontani con particolare attenzione a come vivono gli altri, a come affrontano la realtà quotidiana, entrando nelle loro case, vivendo, meglio abitando con loro, sempre grati dell’accoglienza e dell’arricchimento spirituale e degli insegnamenti che ci daranno, con la speranza di dare un piccolo contributo a comprendere i grandi mutamenti che stiamo vivendo nella natura e nelle società.
L’interessamento maggiore sarà rivolto, in tutti i Paesi che attraverseremo, alla ricerca dei Veneti emigrati e dei loro discendenti, organizzati o meno in Associazioni, incontrandoli nei loro ambienti, desiderosi di sentire le loro esperienze, le loro storie ma anche alla ricerca di coloro che operano nelle missioni, nel volontariato, e in qualsiasi altra attività portando del bene e facendo onore al nostro Paese.

Giancarlo e Adriana auspicano che delle Istituzioni, degli Enti, delle Associazioni o delle Ditte contribuiscano per rendere possibile la pubblicazione di un libro sul viaggio.

PRESENTAZIONE

Gian Carlo Michelotto, di origine veneziana, dal ‘74 vive a Limena, nel padovano. Dopo la maturità classica conseguita ad Assisi, da studente lavoratore frequenta la facoltà di Scienze Politiche interrompendo poi gli studi per impegni di lavoro. Ha lavorato per 25 anni nella torrefazione del caffè e poi ha concluso la sua attività come consulente finanziario per l’Impresa.Fotografa da circa 30 anni, mosso inizialmente dai tanti viaggi di lavoro e di vacanza.
Ha acquisito le prime nozioni tecniche da autodidatta consultando manuali, libri fotografici e frequentando foto club. Iscritto alla FIAF dagli anni ‘80,ha la tessera n. 8640.
Nell’anno 1983 è stato tra i fondatori del Gruppo Fotografico “La Barchessa “ di Limena. Nello stesso periodo ha partecipato ad alcuni concorsi nazionali patrocinati dalla FIAF quali Il Cupolone di Firenze, Città dei Padova, R.C.E.-UNICEF,MASTER-AGFA CROME,riportando premiazioni e riconoscimenti. In seguito, assorbito totalmente dal lavoro nella propria impresa, ha bruscamente interrotto con la fotografia cedendo finanche l’attrezzatura. Ma la passione mai sopita è riemersa, dapprima furtiva nelle tradizionali foto di famiglia, e poi, dopo il riavvicinamento agli amici della “Barchessa”, con nuovi lavori. Andato in pensione ed entrato nella cosi detta “età libera” ha ripreso il cammino sia nei viaggi che nella fotografia.
Nell’anno 2001 ha esposto ad Arquà Petrarca al FotoPadova e ad Arzignano. Nel 2002 a Piazzola sul Brenta, ad Assisi, a Sossano, a Mestre, a Vicenza ed a Mogliano Veneto. Nel 2006 a Limena ha esposto foto del viaggio in Cina.
La moglie Adriana Arena, nata a Monteforte d’Alpone, maturità classica a Vicenza, ha collaborato nell’azienda di famiglia fino al 1985, poi si è dedicata alla mamma inferma ed ad allevare le nipoti Eleonora e Giulia,avute dalla figlia Liana Nei viaggi è un po’ più tiepida di Gian Carlo però dopo si fa coinvolgere dalle situazioni ed emozioni.
Hanno quasi sempre fatto le ferie con il “camper”. Paesi e luoghi visitati: Inghilterra, Scozia, Grecia, Turchia, Corsica, Francia,Portogallo, Spagna, Marocco, Basilicata, Russia , Kazakhstan, Cina Tibet, Mongolia,Repubbliche Baltiche, Sardegna Gian Carlo, da solo in aereo, negli anni ’80, San Pietroburgo e Kenia.
Di tutti i viaggi sono numerose le immagini conservate. Il viaggio in Sardegna fatto dal 15 maggio al 30 giugno 2007 è stato il banco di prova del passaggio al digitale.




Da una recensione.

Gian Carlo Michelotto vive la fotografia come autentica passione, passione della vista e dello sguardo, del vedere e registrare forme e sensazioni, fermare atmosfere e percezioni, documentare visioni e condizioni, relazioni e rapporti.
Gli aspetti tecnici per lui sono certo importanti ma marginali rispetto all’immagine ed al senso dell’immagine nel suo decantarsi nella memoria, nel farsi occasione e pretesto di racconto, e dunque di conoscenza, di esperienza, di tempo lungo di emozione estetica come vero e proprio animarsi e coltivarsi dei sensi…

Spesso la sua è fotografia di viaggio, e dunque anticipazione della memoria, selezione di ciò che si vuole gelosamente serbare nella coltivazione della prensilità dei sensi, dell’intelligenza e dell’anima, cioè di quella cultura e profondità di sentire e di pensare che qualificano le scelte sensitive e concettuali. La passione fotografica sovrasta e cancella lo “sguardo” curioso, superficiale e spesso impertinente e anche arrogante del turista, e lo rende invece rispettoso, gentile e disponibile a quel dialogo segreto e confidenziale (magari inespresso, ma che sempre emerge dalle immagini più efficaci) tra le attenzioni e le intenzioni di chi ritrae e le azioni e le pose di chi è ritratto, esplicitandosi in spontaneità e autenticità, in suggestione di verità… cercando di entrare nel flusso di un’emozione naturalistica lunga e forte, appunto per apprendere e registrare - ancor prima che con il mezzo meccanico - con il proprio corpo , con i sensi resi più acuti ed espansi dalla possibilità fotografica , gli elementi che fanno da contesto alla vita, alla cultura, all’identità di quei luoghi e di quelle genti: i colori delle terre e delle case, gli odori fermentanti, il calore, gli orizzonti, gli spazi ed i corpi, gli oggetti, fino ai gesti e agli sguardi che sempre rivelano il valore delle cose e la misura e la qualità e intensità dei rapporti.
E’ in questa naturale, istintiva e sempre più raffinata e consapevole semplicità di approccio e di intenti che si riconoscono e davvero si apprezzano la passione, la personalità e la qualità di Gian Carlo Michelotto fotografo.
Padova, novembre 2001 Giorgio Segato


Giorgio Segato.
Nato a Carmignano di Brenta, si è laureato a Padova. Saggista e pubblicista, si occupa di mostre dal 1971, fra le quali la Biennale del Bronzetto e Piccola Scultura di Padova. E’ commissario della Internazionale Dantesca di Ravenna, lo è stato della triennale du Petit Bronz di Parigi, della Triennale di Budapest, è coordinatore artistico della Fiera Arte Padova e dell’ExpoArte Bari. Autore di pubblicazioni varie , ha scritto di un migliaio di autori e collaborato ad oltre un centinaio di testate. Ha partecipato a lavori di giurie nazionali di fotografia. Ha pubblicato sei raccolte di poesia.

Foto della Cina: l’interesse principale si è rivolto alla ricerca di frammenti del “vecchio uomo cinese” che ancora per poco si troverà nelle province non travolte dallo sviluppo industriale, nelle campagne, nei mercati, nelle piazze , all’interno delle case, ascoltando, riprendendo il quotidiano , mostrando il positivo della vita, e poi alla bellezza incontaminata dei paesaggi a volte veramente spettacolari. Molte le foto in archivio con appunti ed impressioni, utilizzabili per una pubblicazione.

giovedì 13 settembre 2007

Gran Tour d'America

«Le persone non fanno i viaggi, sono i viaggi che fanno le persone». Lo scriveva John Steinbeck, il romanziere americano che nel 1962 ricevette il premio Nobel per la letteratura. Ma questo in fondo deve essere anche il pensiero di Giancarlo Michelotto, 70 anni, e di sua moglie, Adriana Arena, 67 che il 23 novembre dal porto francese di Le Havre partiranno per un viaggio lungo due anni, a bordo del loro camper, in cui visiteranno tutto il continente americano.

Da Buenos Aires a Capo Horn per poi risalire lungo la Cordigliera delle Ande e toccare Santiago del Cile addentrandosi quindi nella foresta amazzonica attraversando il Brasile, la Bolivia, e su sino al Venezuela e alla Colombia da dove si imbarcheranno per il Centro America che percorreranno sino agli Stati Uniti, il Canada e l'Alaska.

Oltre centomila chilometri per un viaggio che toccherà metropoli e piccole città; villaggi dimenticati e paesaggi sconfinati; picos e ghiacciai; indios ed europei; grandi ricchezze e laceranti miserie.

«Viaggiare è scoprire e scoprirsi; è la prima emozione che ti lascia un luogo, una città, un'atmosfera - racconta Giancarlo Michelotto, che abita a Limena, un comune alle porte di Padova, e che prima della pensione ha lavorato per vent'anni nella torrefazione del caffè per poi concludere la sua attività come consulente finanziario - Il viaggio è stata sempre la mia passione alla quale poi ho abbinato quella per la fotografia. Sono affascinato dalle persone, dalle tradizioni dei popoli. Viaggiare è imparare, è vivere la terra che si vede».

E la lunga avventura di Giancarlo Michelotto e della moglie Adriana, inizierà con quello che nei primi anni del Novecento, dagli emigranti italiani che andavano a cercare fortuna in America del Sud sbarcando tra le case colorate del barrio della Boca; era chiamato il "viaggio del mese".

«Il tempo, 28 giorni - spiega Giancarlo Michelotto - che la nave porta container in cui faremo salire il nostro camper da Le Havre giunga a Buenos Aires. Dovremmo arrivare per Natale, poi da lì comincerà il nostro vero viaggio che faremo interamente in camper, uno Sprinter Mercedes a quattro ruote motrici del 2003».

E sempre con il camper i signori Michelotto, nel 2005, furono protagonisti di un'altra avventura che li condusse dalla Cina al "tetto del mondo": il Tibet. «Un'esperienza meravigliosa durata oltre 80 giorni e in cui siamo passati dalle metropoli cinesi come Pechino e Shanghai, ai monasteri di Lhasa. Ora però, dopo avere visitato l'Est del mondo, c'è la grande curiosità di scoprire l'Ovest; paesi come la Bolivia, il Perù; città come Buenos Aires, New York, Città del Messico. Sarà un'esperienza davvero indimenticabile».

Che Giancarlo Michelotto da mesi sta preparando e definendo nei minimi dettagli, trascinando con la sua grande passione anche la moglie. «Mia moglie forse sarebbe un po' più tiepida di me - conferma Giancarlo - ma poi vive le mie stesse intense emozioni. In questi giorni stiamo definendo l'itinerario, prendendo i contatti con alcuni italiani che vivono in Sud America. Mi piacerebbe riuscire a documentare la storia dei veneti in quel Continente approfittando dell'incontro con le varie associazioni culturali, ma anche con le singole persone. Poi al termine vorrei documentare questo grande viaggio con una mostra fotografica».

E proprio per questo i coniugi Michelotto hanno già contatto la Regione Veneto, tramite l'assessore alle Politiche dei flussi migratori, Oscar de Bona.