venerdì 11 aprile 2008

Aprile 2008

Carissimi, dopo S. Fè, abbiamo attraversato alcune belle cittadine, molte sono gemellate con paesi del Piemonte. Tra queste Yapyu dove è nato il Generale Martin il Libertador, il più onorato eroe argentino: ha liberato l'Argentina dagli spagnoli. Di fronte ai resti della sua casa è stato eretto un arco del trionfo che sarà terminato quando le Maldive torneranno all'Argentina. A Puerto Iguazzù siamo andati ad ammirare le Cataratas dal lato argentino: belle, spettacolare la Garganta del Diablo.
Poi siamo entrati in Brasile e abbiamo continuato ad ammirarle dall'altro lato : sono molto più imponenti viste da qui perchè ci si immerge in esse.

Lo stesso giorno siamo andati a salutare il sig. Arnaldo Bortoli il cui bisnonno era di Asiago. Ci aveva raccomandato di andarlo a trovare don Antonio Bortoli di Limena, per lungo tempo alla guida della Parrocchia di Asiago. Ci teneva molto a ristabilire i contatti inspiegabilmente persi con i Bortoli.Mai e poi mai avremmo immaginato una accoglienza tanto calorosa da parte di tutta la famiglia. Innanzi tutto ha voluto che alloggiassimo nel proprio albergo, il Bella Italia, che raccomandiamo a tutti gli amici che passeranno per Foz, per la cortesia e professionalità delle maestranze, per l'ottima cucina con serate di cibo italiano, per i prodotti genuini fatti in casa: pasta, marmellate ecc.,verdure e frutta del proprio orto.
Praticamente per 15 giorni siamo stati con loro in particolare il Venerdì Santo (qui festivo) il sabato con lo spettacolo delle cascate viste di notte con la luna piena e la domenica di Pasqua. Poi ci hanno accompagnato nel Rio Grande Do Sul, stato dal quale provengono.
E così con loro ci siamo immersi in "Veneto 2", la zona a maggior concentrazione di nostri immigrati. A Veranópolis, città di provenienza di Arnaldo siamo stati accolti con lo stesso calore dal fratello e dalla cognata, a Bento Goncalves, da dove proviene la moglie signora Cleris, siamo stati con le famiglie Possamai, Boldrini, Buffon che sentitamente ringraziamo per la squisita accoglienza.
Tutti possiedono delle belle case e delle aziende agricole specializzate per la coltivazione della vite
Ci hanno raccontato di quanto sia stata difficile la vita dei loro padri e nonni
L'Arnaldo ci ha offerto una serata di evocazione del passato: a Villa Flores abbiamo assistito ad un "Filò" durante il quale ci è stato raccontato a voce, con canzoni e mimica come è avvenuta l'immigrazione in Brasile. Questi sono alcuni ricordi che ci preme farvi conoscere.
La prima immigrazione di italiani è arrivata nelle piantagioni di caffè della zona di S. Paolo dove per l'abolizione della schiavitù c'era una forte richiesta di manodopera. Lì i nostri hanno trovato delle strutture di accoglienza anche se sappiamo di quale sfruttamento furono vittime.
L'altra grande ondata di immigrazione iniziò nel 1875 nello Stato di Rio Grande do Sul.Dall'Italia le navi arrivavano a Santos,il porto di S. Paolo, e poi con navi più piccole i nostri raggiungevano Porto Allegre. Viaggiavano con gli animali domestici, mucche, cavalli, galline ecc. e spesso incontravano epidemie di colera e altro. Chi non ce la faceva veniva gettato in mare e i propri congiunti per la disperazione non rivolgevano più lo sguardo indietro per intere giornate. La durata della traversata dipendeva dalle condizioni atmosferiche e andava dai trentacinque ai sessanta giorni. Ci hanno raccontato di un bambino deceduto il giorno prima dello sbarco: la mamma ha continuato a tenerlo in braccio come dormisse perché le guardie non la costringessero a gettarlo in mare. Appena sbarcata scavò una buca e lo seppellì. Altro triste racconto di una famiglia che aveva lavorato per anni in una fattoria veneta con l'accordo di avere il salario tutto in una volta ma al momento di richiederlo per l'intenzione di andare in America il capofamiglia ricevette questa risposta: cosa avevi quando sei venuto qui? Niente e niente avrai! I primi ad arrivare furono dei milanesi i quali misero nome Nuova Milano al luogo cui furono destinati. Di lì passarono tutti quelli che arrivavano prima di dirigersi al lotto destinato. Circa 50 anni prima erano arrivati gli Alemanni e i Polacchi. Essi si impossessarono dei territori più pianeggianti e ricchi di pascoli.
Gli Italiani hanno avuto in assegnazione dei lotti, chiamati colonie, di circa 24 ettari l'una. Se una famiglia aveva figli maggiorenni, anche a loro veniva assegnata una colonia. Erano preferite le famiglie con figli perché così per la sopravvivenza di questi, si era sicuri che mettessero il massimo impegno nel coltivare il terreno. Il paesaggio ora assomiglia molto a quello delle nostre prealpi ma allora era prevalentemente mato , cioè bosco fitto, e il primo strumento usato dai nostri è stato il roncone per farsi strada. Il mato era pieno di bisce, serpenti, tigri, e a volte anche di macachi e di Bulgari, gli Indigeni (con l'appellativo di Bulgari allora si identificavano i nomadi) Quando assegnavano il lotto di terreno, gli addetti alla distribuzione accendevano un fuoco che raccomandavano di non spegnere mai per tenere lontani gli animali e per le necessità domestiche. Le prime dimore furono fatte sugli alberi per ripararsi dagli animali, Successivamente vennero fatte con tavole ricavate segando a mano i tronchi che abbattevano e a volte solo tagliandole con l'accetta. Si aiutavano l'un l'altro e si muovevano sempre cantando per fare allontanare gli animali. Per anni produssero solamente i prodotti che occorrevano al sostentamento della famiglia e non esisteva produzione per la vendita. Alla domenica andavano alla messa facendo chilometri a piedi scalzi, portando mezzo sacco di miglio (mais) sulle spalle (30 kg) nella speranza di barattarlo con altra cosa o di venderlo, altrimenti lo riportatvano indietro. Per fare la spesa dovevano fare, da Bento Goncalves, 320 km tra andata e ritorno, a piedi, impieganto 6 / 9 giorni a seconda del tempo. Quando pioveva e non avevano ombrelli si riparavano ,ritti, sotto alcune lamiere e solo successivamente furono installati dei ripari più comodi. Per il ricovero in ospedale si facevano, con la portantina a mano, 80/100 km. a piedi.
Qualcuno non resistette a tanta durezza e impazzì, altri si sono impiccati.
Da circa 30 anni le cose sono cambiate: la produzione, quasi solo vino, frutta e verdura (ricordiamo che siamo al sud del Brasile, la zona più fredda del paese), viene venduta . Anzi c'è un notevole cambiamento. La colonia iniziale è diventata insufficiente e così molti si sono portati più a nord, a Santa Catarina, in Paranà, nel Mato Grosso. Altri si sono staccati dalla campagna, si sono diplomati o laureati e spostati nelle città principali. Oggi le Colonie lavorano soltanto il terreno dove è possibile entrare con il trattore perchè non è più economico lavorare manualmente con la zappa. Il bosco si sta riprendendo il terreno non più coltivato. Sono vietati l'abbattimento di alberi e la caccia che sempre è piaciuta ai veneti anche perchè con le radici delle piante tanto utile è stata nei primi anni di insediamento per la sopravvivenza. C'erano molte Lepri ed altri volatili. Ora molte città sono in crescita e richiedono manodopera qualificata, ma il numero degli abitanti è stazionario perché le famiglie si stanno riducendo a due, tre figli. Quello che abbiamo constatato di diverso dall'Argentina o Cile è che i Veneti delle Colonie che continuano l'opera dei loro avi e godono dei loro sacrifici, sognano di vedere, di conoscere i luoghi da cui i loro cari sono partiti, ma sentono che queste terre che tanti sacrifici sono costate, sono le loro terre e qui vogliono restare.
Molte delegazioni vengono dall'Italia, Bento G. è gemellata con 6 / 7 Comuni del Trentino e con la stessa Provincia. Specialmente le delegazioni dei Comuni più piccoli chiedono alberghi di lusso, stanze singole e spesso fanno fare brutta figura al gestore, se italiano, per l'insistenza che hanno nel richiedere specifiche prestazioni al personale pensando che tutte le brasiliane siano p ...
La Regione Veneto offre il soggiorno totalmente gratuito per alcuni fortunati e anche scambi culturali per gli studenti. Chiedendo una partecipazione finanziaria agli interessati, forse, con gli stessi fondi si potrebbero moltiplicare le presenze.
Qui parlano il "taliano" il dialetto delle varie provincie venete di cento anni fa: danno del vu, dicono Mare / pare (madre e padre), ecc. Siamo stati ben accolti anche perché parliamo come loro a differenza di altri italiani che arrivano e con i quali non si capiscono.E'una zona prevalentemente abitata da discendenti di italiani; ad Antonio Prado è di origine italiana il 92% della popolazione e di questa il 54% è veneta, lombarda il 33% e la rimanenza trentina e tutti parlano il veneto, anche i mantovani. Peccato che non venga insegnata la lingua italiana, siporadicamente si tiene qualche corso di insegnamento.I giovani che escono dalla colonia si vergognano di parlare il veneto perché è indice di provenienza contadina. Nei depliants, nelle intestazioni delle cassette musicali si trovano errori grammaticali particolarmente nel mettere la "L" e il "gl" errore tipico dei Veneti. Sanno solo parlare ma non scrivere né leggere neanche il Veneto.
Negli anni quaranta era vietato parlare in italiano e anche i cognomi venivano trasformati in portoghese, così Michelotto passava a Miqueloto. Chi non si adeguava rischiava la prigione e molti si trovarono in difficoltà perchè non sapevano altro che il "taliano".
A Nova Padova il Prefeito Comunale (il Sindaco) è Ivo Sonda proveniente da Rosa, il Segretario
che gentilmente ci ha fatto da guida per due giorni facendoci conoscere la città e alcune famiglie è Alvirio Tonet di Tezze sul Brenta.Tra le visite ricordiamo il vecchio Mulino di Masochin, le famiglie Pilati e Tonello.
Alla guida di Antonio Prado c'è il Prefeito Marcos Scopel di origini feltrine. In questa città abbiamo conosciuto la famiglia Michelotto originaria di Padova: Luigi Michelotto n. a Padova nel 1859 da Felice e Teresa Marchioro. Nel 1869 nacque Luigia Rosa MENEGHETTO. Nel 1887 il Michelotto Arriva in Brasile e l'anno successivo sposa la Rosa MENEGHETTO. Siamo stati ospiti del nipote Melzi e abbiamo visitato la colonia dove è nato suo padre con altri 10 fratelli (Sembra che anche la paura dell'inferno minacciata dai preti abbia contribuito alla nascita di molti figli.) Il nonno, al compimento della maggiore età di un figlio o quando si sposava gli comperava una colonia e così i Michelotto si sono sparsi nello stato di Santa Caterina.
In Antonio Prado abbiamo partecipato ad una trasmissione radiofonica in Veneto mentre a Foz de Iguacu abbiamo partecipato a due servizi televisivi: il 1° della Globo è stato trasmesso nel telegiornale dello stato di Parana' il sabato antecedente la Pasqua.
Sono troppe le cose che ci accadono giornalmente e tutte non possiamo descriverle in un blog di viaggio. Le racconteremo al nostro ritorno.
Però non possiamo non ringraziare ancora una volta tutti coloro che abbiamo incontrato e in modo speciale con Arnaldo Bortoli la signora Cleris e la famiglia tutta per il calore e la generosità dimostrataci. A don Antonio, l'amico ritrovato, l'Arnaldo ha offerto il soggiorno gratuito, viaggio compreso, di almeno un mese; al parroco di provenienza Alemanna che per raggiunti limiti di età doveva allontanarsi da Foz, luogo in cui aveva esercitato il suo ministero per anni, ha approntato un appartamentino nel suo hotel versando anche una quota mensile all'ordine di provenienza. L'ultima mattina di nostra permanenza a Foz lo abbiamo conosciuto e abbiamo trovato in sala da pranzo anche l'attuale parroco locale che faceva la colazione, naturalmente gratis. Questo è Arnaldo Bortoli.



Primi giorni di scuola a Dos de Mayo









Yapyu: aspettando le Maldive argentine







Mucche del 2008: letto l'itinerario del ns.viaggio, sono rimaste senza parola!






Las Cataratas: una veduta dall'Argentina.









Uccellino del Parco di Iguacu








La Garganta (Gola) del Diablo dal lato brasiliano









Altra veduta delle cascate

















Cataratas con luna piena (22 marzo) e sotto le stelle99













Con i Bortoli uno ITAIPU 'la seconda diga e centrale del mondo

















La Grande Famiglia Bortoli il giorno di Pasqua Nella Loro Casa di Campagna











Villa Flores: Il FILO'-cantando La Bella Polenta












Consegna del Gagliardetto all'Ass. Veneti di Villa Flores











Bento Goncalves: nei vigneti Dopo la mangiata al rist. "La Sbornia" della famiglia Sartori












Nova Padova, Piccolo Paradiso Italiano: le prime 5 PADOVANE Erano famiglie












In Prefeitura: scambio di Gagliardetti con il Sindaco Ivo Sonda e il Segretario Bilu'Tonet












La famiglia Pilati

















La famiglia Tonello












Prefeitura di Antonio Prado: consegna del Gagliardetto al Sindaco Marcos con Scopel Melci Michelotto













Signore Fratelli Michelotto con













mercoledì 26 marzo 2008

Da:
Liana Michelotto
A:
nonniadrianaecarlo@libero.it
Cc:

Oggetto:
FESTA DEL PAPA '
Ricevuto il:
19/03/08 10:26
Papi Ciao, volevo raggiungerti con i miei più "vicini" e cari auguri di BUON PAPA '. Io sono molto fortunata ad averti come papà anche se un po 'girovago tanto. Vieni regalo ti invio l'articolo pubblicato da Giulia nel giornalino della scuola. E 'stata l'unica ad Avere ben 2 pagine del giornale. E'stata molto felice ... Baci e cari saluti anche alla mamma. Buon viaggio Liana

lunedì 10 marzo 2008

Da Sante Fe

Carissimi,
Vi raccontiamo quanto abbiamo visto e fatto dopo Bariloche.
San Martin de los Andes è una località prettamente turistica, più piccola di San Carlos di Bariloche, però più armoniosa, ben tenuta e facile da visitare, sul tipo delle nostre cittadine di montagna.
Da lì percorrendo la strada dei Sette Laghi ci siamo incamminati alla volta del Cile. La strada è buona per i primi 50 km e pessima per oltre 60. Spettacolare il paesaggio che si incontra in un susseguirsi di laghi e montagne. Sulla riva del lago dello Specchio abbiamo letto il nome della catena montuosa che si riflette nel lago stesso: è la Catena della MONADA con la Cima Monita e la Cima MONA.
Ci è venuto in mente che al Fitz Roy è stato dato il nome del primo europeo che lo vide e abbiamo pensato: vuoi vedere che questi monti sono stati dedicati a un qualche veneto burlone? Sappiamo che in spagnolo le stesse parole hanno altri significati ma per noi poteva essere vera anche la ns interpretazione.
Isola di Chiloé: ad Ancud c'era una manifestazione per i 150 anni della fondazione del Corpo dei Bomberos con l'esposizione della seconda pompa installata in Cile. A Castro per fortuna abbiamo ammirato le palafitte e la chiesa di San Francesco senza la consueta pioggia. A Chiloé vivono di pesca, di turismo, della produzione di oggetti e tappeti in lana e della lavorazione del legno.
A Puert Montt ci siamo intrattenuti in particolare nella zona del porto per vedere il mercato del pesce e tutti i vari ristoranti o cocinerie che lo preparano. Il giorno di San Valentino abbiamo onorato le specialità gastronomiche locali accompagnati da un chitarrista mezzo gaucho. Molti negozi e banchi espongono coloratissime "collane" composte da mariscos essiccati.
Successivamente ci siamo diretti a Valdivia, una delle città più belle del Cile, ricostruita dopo un disastroso terremoto-maremoto. Abbiamo trovato una vera "americanata": delle "gondole a motore" con un tettuccio all'orientale. I promotori dell'iniziativa dicono di voler imitare altre iniziative sorte in più parti del mondo. Siamo rimasti incerti ma alla fine abbiamo pensato che il solo voler imitare Venezia le fosse un omaggio. Le gondole devono essere equipaggiate con il motore per la forte corrente del fiume e poi, come in verità per qualsiasi altra imbarcazione, i passeggeri che salgono devono indossare il giubbotto salvagente. Immaginate una sposa in gondola con il salvagente: cose dell'altro mondo e infatti noi vi parliamo dall'altro mondo. Una sera abbiamo assistito al concerto della banda musicale dell'Esercito che ha eseguito musica classica, popolare e patriottica e nel finale è stata suonata anche Lili Marlene. Questa parte del Cile è stata colonia tedesca, molti suoi abitanti sono di origine alemana.
A Santiago siamo stati ospitati presso lo stadio Italiano. C'è lo stadio spagnolo, quello israelita ecc. e molti club e molte scuole private: come in Argentina, gli alunni devono indossare la divisa che varia da scuola a scuola. Lo Stadio Italiano è un grosso centro sportivo, culturale e ricreativo. Ha un campo di calcio, una pista di atletica, molti campi di tennis, uno di basket, palestre, piscine e svolge molte attività ricreative e sportive. Ha avuto delle difficoltà economiche che recentemente ha superato con il contributo della scuola italiana (che sta costruendo anche una nuova sede) e così potra rinnovare ed adeguare le attrezzature. In questa sede avverrà l'incontro tra il Presidente Napolitano, nella sua prossima visita in Cile, e la comunità italiana. E' fornito di un grande ristorante , c'è una cappella dedicata a San Francesco e alla domenica viene celebrata la Messa da un sacerdote dell'ordine dei Scalabrini di Bassano. L'amica Agata Inserrato, sorella del presidente gentilmente si è messa ns disposizione e ci ha condotto da Padre Giuseppe Tomasi di "TESE" di "Arzignano" con il quale Giancarlo ha ricordato momenti di gioventù e di una particolare partita di calcio, forse vista da Padre Giuseppe che non ne perdeva una, giocata a Tezze, con i cugini di padre Giuseppe, amici di Giancarlo, una vera e propria rimpatriata di ricordi fatta oltre l'Oceano Atlantico. Padre Tomasi dirige il Giornale quindicinale Presenza che riporta le notizie dell'Italia e quelle del Cile che riguardano i ns. connazionali.
Santiago è una grande città che ci è parsa ben vivibile, con molti viali alberati serviti di panchine, piazze movimentate, dotata di 4 linee metropolitane e molte di autobus, di moltissime banche sempre affollate, attrezzate per versare e aggiornare i libretti di risparmio automaticamente, molte società reclamizzano l'offerta di credito. I negozi reclamizzano il pagamento dilazionato , senza interessi per qualsiasi oggetto e anche a noi, quando facciamo la spesa di alimentari, viene chiesto in quante "rate" vogliamo pagare. All'entrata dei negozi c'è anche una macchinetta per riprogrammare le scadenze in precedenza stabilité.
Nel centro di Santiago i bar sono molto grandi e forniti di enormi macchine italiane per il caffè espresso ma non fanno il caffè "descafeinato". Il caffè viene servito da una squadra di ragazze vestite succintamente che stimolano più del liquido proposto e certamente fare del decaffeinato per loro sarebbe un vero suicidio. C'è anche la possibilità di scelta tra il bar delle brune e quello delle bionde.
Dopo ci siamo portati a Valparaiso, paragonabile alla nostra Genova per la posizione sul mare, circondata da colline sulle quali si espande, e poi a Vigna del Mar e ad altre località costiere: molto ben tenute, con ampi litorali, peccato che l'acqua del Pacifico sia sempre fredda.
Il Cileno ci è sembrato più intraprendente, più lavoratore e più disciplinato dell'Argentino anche se meno affabile e disponibile. Le strade del Cile, molte autopiste sono a pagamento, sono buone e il traffico è scorrevole, sono servite da autostazioni e anche da parcheggi di riposo con bagni e docce; Il controllo della polizia, come in Argentina, avviene in appositi segnalati piazzali forniti di bascula. I Poliziotti sono gentilissimi e spesso ci hanno chiesto se avessimo dei problemi.
Il paesaggio del Cile è più consueto alle ns.misure, ci sono fattorie delle quali si vedono i confini, ben tenute, casette colorate, parte in legno, simili a quelle dei Paesi del nord-Europa. Molte industrie argentine si sono trasferite in Cile o in Brasile. Attualmente i prezzi sono più alti che in Argentina ei cileni vanno là a fare le spese. Circa l'80% dei cileni sta bene e molte sono le opportunità di lavoro; dal Perù e dalla Colombia arrivano immigrati, mentre in Argentina prevalentemente arrivano dalla Bolivia.
Alla guida i cileni e gli argentini sono disciplinati, ma non rispettano il pedone e sono alquanto impazienti se chi precede rallenta o ritarda. Quando si esce da un ambiente, un supermercato, un teatro, un ristorante, nessuno guarda indietro e ti sbatte la porta in faccia. C'è molto individualismo, le periferie pullulano di una infinità di casette, a volte di misura irreale da sembrare non abitabili, addossate le une alle altre quasi a toccarsi, ma non a schiera, non con parti in comune. La mancanza che più rileviamo al Sud, cioè nella parte dell'Argentina e del Cile da noi visitate, è il paesaggio umano. Le persone, come gli alberi che qui lottano per sopravvivere, sembrano svuotate di voglia di rapporti umani e di scambio di sentimenti. Nessuno ti invita o ti apre le porte di casa.
Tutto il territorio è ben servito di luoghi di accoglienza e per il turista non c'è problema tanto per il vitto che per l'alloggio. Per le comunicazioni ci sono moltissimi punti internet e telefonici a basso costo. In Cile e in Argentina i pensionati fanno vita grama (circa 120 euro al mese). Chi dei nostri aveva iniziato a lavorare in Italia e ha proseguito con versamenti volontari è più fortunato e ringrazia lo Stato italiano per la pensione che percepisce. I Candidati locali alle nostre elezioni promettono sempre di fare ottenere ai ns.connazionali gli stessi benefici che abbiamo in Italia. Molti vorrebbero ritornare ma pur vendendo tutto quello che possiedono da noi dovrebbero ricominciare da zero, tanta è la differenza di valori.
Siamo rientrati in Argentina attraversando il tunnel di Cristo Redentor posto a 3.150. Ci siamo fermati per la notte nelle vicinanze del Ponte del Inca, formatosi naturalmente per l'erosione dell'acqua molto ricca di solfuri. Esso era un punto obbligato di passaggio per gli Incas. C'è stato il tentativo di sfruttare la zona con un impianto termale ma esso è stato cancellato da una forte alluvione. Al mattino abbiamo fatto una visita al Cimitero degli andinisti periti nello scalare l'Acongagua che per un momento abbiamo visto alla nostra sinistra. Percorrendo valli aride fiancheggiate da montagne di svariati colori che ci ricordavano quelle del nord della Cina, siamo arrivati a Mendoza. Essa è situata su un altopiano a 700 metri di altitudine, costantemente in leggera discesa da ovest verso est, il terreno è sabbioso, desertico, ma per il beneficio delle acque che scendono dalle Andei i terreni consentono la coltivazione della vite. Ci sono km di vigneti.
A Mendoza ci siamo incontrati con l'ispettore Consolare Prof. Antonio Girardello col quale abbiamo passato serate bellissime e visitata la città. E' di Padova, è stato per 13 anni Preside del Curiel, è qui da un anno. Anche con il Prof. Antonio Giancarlo ha trovato degli amici e parenti lontani in comune. È proprio vero che il mondo è piccolo! Assieme siamo andati all'apertura dei festeggiamenti della Festa dell'Uva, che si tiene ogni anno ed è la più importante di Mendoza: abbiamo ammirato le concorrenti per la reginetta 2008 e poi siamo andati alla Casa Veneta dove siamo stati accolti dal Presidente Bruno Pegorin e da altri connazionali. Ci hanno raccontato che in quella sede si è tenuto il 2° consiglio regionale all'estero. Le donne preparavano le trippe per la festa delle Regioni d'Italia che si sarebbe svolta dopo pochi giorni in Piazza Italia. La terza giornata di Mendoza l'abbiamo passata con la famiglia Martin Oliva, distributore di bibite e birra, che avevamo conosciuto in Cile. Con Loro abbiamo gustato il tradizionale asado argentino: viene cotto alle brace ed è composto da una decina di parti del bue (non solo il filetto come facciamo noi). Li ringraziamo vivamente per la disponibilità e l'affetto dimostratoci.
Nel teatro San Martin di Cordoba, dove siamo ora, abbiamo assistito alla esecuzione del coro "Le Maddalene" della Val di Non. Fa molto caldo, vicino alle città non ci sono campeggi e ci fermiamo su dei parcheggi centrali e custoditi ma non attrezzati per le ns. esigenze. Salutiamo tutti e aspettiamo vivamente vostre notizie alle quali, scusate, risponderemo non individualmente ma unicamente con l'aggiornamento del blog che pensiamo illustri sufficentemente lo svolgimento del viaggio e vi dia notizie su di noi. Riceviamo molte e-mail dall'estero, ma ultimamente nessuna dall'Italia.
Santa Fe 5 marzo 2008. G. Carlo e Adriana
P.S. questa mattina ci siamo fermati in una piccola azienda agricola nei pressi di Santa Fe e abbiamo Saputo delle quotazioni della carne per animale vivo: Vacca = 2,40 pesos al kg. Ternera (vitello) 3,60 pesos al kg. Oltre al Mercato interno esportano in Russia e Cile. Oggi un euro = 4,80 pesos argentini

Noi dai Bomberos di Chiloé







Palafitte di Castro







Puerto Mont - con Adriana Le Corone di Mariscos







Valdivia gondola







Santiago: Palazzo del Governo







Ingresso Stadio Italiano







Con Don Giuseppe Tomasi










Ponte degli Inca (2800 mt)











Cimitero periti Aconcagua











Adriana con il prof. Antonio Girardello e una concorrente a reginetta di Mendoza








Venete Che preparano le trippe per la festa in Piazza Italia







Casa Veneta: Pres. Bruno Pergorin - Prof. Antonio Girardello








Cordoba Serata al Teatro con il coro "Le Madalene" della Val di Non

lunedì 11 febbraio 2008

San Carlos di Bariloche - 8 febbraio 2008



San Carlos di Bariloche 8 febbraio.
Carissimi, rieccoci
Prima di partire da Ushuaia abbiamo visitato il Museo delle Carceri e il Presidio Militare dove oltre alla storia della nascita della città e di come si svolgeva in quei tempi la vita, nel carcere viene ampiamente illustrato lo sviluppo della città stessa . C’è un padiglione italiano con articoli di giornali che raccontano dell’arrivo di una intera nave piena di bolognesi e friulani ingaggiati dall’impresa Carlo Borsari. Essi arrivarono nel 1948 portando al seguito case prefabbricate, alcune esistono a tutt'oggi, il medico, il prete,i maestri e perfino i giochi delle bocce. Costruirono il quartiere degli emigranti italiani e diedero impulso alla realizzazione delle varie infrastrutture della città.
Il 18 gennaio siamo arrivati in terra cilena a Punta Arenas, città molto più strutturata di Ushuaia essendo stata un porto importante prima della apertura del canale di Panama; lì avevano sede importanti compagnie di navigazione, società di assicurazioni e furono eretti molti palazzi dei ricchi allevatori o di chi si era arricchito con le miniere d’oro. In città esiste un Club Italiano con annesso ristorante e all’ingresso del cimitero cittadino emerge una cappella intitolata alla Fratellanza Italiana.Gli italiani e i loro discendenti si dedicano prevalentemente al commercio. E’ stata molto interessante la visita al museo Regionale Salesiano dove viene messa in evidenza l’opera del Padre Alberto De Agostini che, appassionato di andinismo e di fotografia, scoprì e valorizzò e fece conoscere al mondo intero molti luoghi e popolazioni indigene. Merita una visita anche il palazzo-museo Braun a dimostrazione del tenore di vita che conducevano le famiglie abbienti nel primo ‘900. Nella piazza principale c’è un bel monumento a Magellano; a lato c’è la statua di una indigena ignota alla quale è consuetudine baciare la punta del piede come porta fortuna.
Lunedì ci siamo recati a Puerto Natales, base principale di entrata per chi si reca al Parco del Paine, considerato il più bello del Sud America. Al nostro arrivo abbiamo saputo che il Sindaco della città era veneto. Nel pomeriggio ci siamo recati nel Municipio, l’alcalde Mario Margoni ci ha accolto con grande cordialità e raccontato la sua vita. E’ in Patagonia dal 1957, ha tre figli laureati, uno conduce l’azienda agricola di famiglia di 16.000 ettari con 5200 mucche ( quando sentiamo parlare di miliaia di ettari pensiamo a latifondisti ecc,ma la realtà può essere diversa. Basti pensare che da noi 5.200 mucche vengono allevate in un solo capannone).E' l'unico sindaco italiano di tutto il Cile e gli abbiamo consegnato il Gagliardetto della Regione Veneto assieme a un libro sul '900 italiano. Poi abbiamo incontrato don Fernando Martellozzo al quale abbiamo portato i saluti dell’amico Giancarlo Carrara. E’ nativo di Santa Giustina in Colle e dirige la scuola Salesiana frequentata da oltre 1200 alunni. Il terzo italiano che vive a Puerto Natales è un piemontese. Con don Fernando abbiamo fatto un giro in città e visto alcuni luoghi dove svolge l’attività di parroco. Siamo stati 15 giorni fra i luoghi più affascinanti, anche se molto impegnativi, della Patagonia cilena ed argentina Un giorno nel Parco del Paine, al ns. rientro in camper per il pranzo, abbiamo incontrato Giuliano Fallerini di Mestre. Ci ha raccontato che il giono prima era in escursione con degli amici, che ad un tratto non li ha più visti; di essere disceso alla macchina ma di non avere le chiavi e di non avere più rivisto i compagni . Nonostante avesse una carta prepagata e degli euro, nessuno gli ha fatto credito e ha dormito nel sacco a pelo e saltato i pasti . Gli abbiamo dato dei soldi per comperare il biglietto del bus.
Siamo rientrati in Argentina e siamo rimasti due gg a El Calafate porta di ingresso da sud al Parco de Los Glaciares, la zona più ampia al mondo di ghiacciai dopo l’Antartide. In quella zona c’è una fenditura nelle Ande che permette un forte passaggio delle fredde perturbazioni che provengono dal Pacifico e che scaricano molta neve e danno origine ai ghiacciai.
Fra i più famosi abbiamo visto il Perito Moreno, alto quasi 70 metri, rumoroso per le frequenti rotture, molto spettacolare anche perchè si ammira da molto vicino; il Viedma particolarmente bello per i forti colori blu-azzurri ed il glaciar Huemul sopra il Lago del Desierto che ci ha permesso di vedere la funzione dei ghiacciai: il ghiacciaio e il suo scioglimento, lo scorrere dell’acqua che scendendo formava un laghetto e un ruscello che da lì iniziava un lungo percorso. Il punto di attrazione principale del parco è il Fitz Roy, mitica montagna sognata di essere scalata da ogni andinista.Il giorno dopo abbiamo visitato la Gola del rio Pinturas dove si trova la Cueva de Las Manos, pareti e grotte con una serie di pitture rupestri, che raffigurano soprattutto mani sinistre, risalenti a 7500 anni avanti Cristo. Percorrendo sempre la mitica Ruta 40, ci siamo fermati di fronte a delle capanne perché attratti da una alta bandiera : era una comunita’ di Mapuche in causa con i ns. Benetton, nuovi proprietari di quelle terre. I Benetton li hanno denunciati per occupazione abusiva, non avendo i Mapuche documentazioni che dimostrino i loro diritti sulle terre che loro rivendicano. Nel 2004 sono stati a Roma per risolvere la disputa e si sono incontrati con Luciano ( così lo nominano con simpatia) . Noi abbiamo detto di avere letto di alcune donazioni o concessioni fatte dai Benetton, ma loro hanno affermato che non è stata mantenuta la promessa. Abbiamo altresì fatto presente che in Italia i Benetton godono della massima stima, che sono dei progressisti, che si sono fatti con il proprio lavoro e che non vengono per sfruttare la natura ma che investono capitali e capacità per migliorare l’ambiente, le condizioni dei lavoratori e la qualità degli animali Sono stati entusiasti per lo scambio di idee anche se sono rimasti nelle loro convinzioni e felici di essere fotografati con noi. Siamo riusciti ad arrivare a Bariloche il 3 sera, cotti dal caldo e dalla stanchezza perché in questi giorni le temperature sono oscillate fra i 35° e i 37°.
Qui a San Carlo di Bariloche tra le altre cose abbiamo visitato il Museo Patagonico dove abbiamo letto del notevole apporto dato allo sviluppo della città dal veneto Primo Capraro, arrivato come cercatore d’oro ma in seguito dedicatosi all’edilizia contribuendo allo sviluppo della città. Viene ricordato anche per il suo modo di parlare e scrivere più in veneto che in castigliano. In centro c’è un Istituto scolastico intitolato a Dante Alighieri con la sede della associazione Italiani. Abbiamo incontrato la professoressa di italiano Signora Bianca di origini abruzzesi la quale, sentendo che arrivavamo da Padova, ha telefonato al , nostro compaesano di . è il Direttore dell’Ufficio scolastico Consolare per la Patagonia, è persona molto affabile. Gli abbiamo donato alcuni volumi di storia italiana e di fotografia del veneto che con nostra soddisfazione sono stati apprezzati e giudicati preziosi; gli abbiamo consegnato anche il gagliardetto della regione. Ci sono scuole, come quella di cui stiamo parlando, che ricevono contributi dallo Stato italiano per i corsi della nostra lingua , e per questo i ns Uffici Consolari esercitano un controllo.
Questo è a grandi linee quello che abbiamo fatto tra Ushuaia e San Carlos di Bariloche. Alcune nostre considerazioni: gli argentini sono molto nazionalisti, ci tengono molto alle visite degli stranieri, ringraziano di essere venuti, chiedono se l'Argentina ti piace e che cosa ti è piaciuto di più. Un signore di Mar del Plata ci ha mandato una e-mail di ringraziamento perché ha visto il nostro camper nella sua città che solitamente è frequentata da soli argentini (è la loro Rimini). C’è una evidente e forte rivalità con i Cileni come nel nel propagandare le loro località. La "la Fine del Mondo" è Ushuaia per gli argentini e Punta Arenas per i Cileni ;la capitale mondiale del trekking è Puerto Natales per i Cileni, El Chalten (originario nome del Fitz Roy) per gli argentini.I Cileni invidiano un po’ le ricchezze naturali dell’Argentina anche se ne criticano la loro gestione. Queste località sono sorte circa un secolo fa, El Chalten addirittura nel 1985. Stanno asfaltando alcune strade, compresi alcuni tratti della Ruta 40 e per questo motivo in alcuni punti provvisori o su deviazioni esse sono peggiorate il che vuol dire percorribili soltanto da fuoristrada o bus o autocarri e per tratti di tre-quattrocento km non trovi né vita umana nè di animali e tanto meno stazioni di servizio. Noi abbiamo incontrato solo uno sfortunato motociclista palermitano che ci ha chiesto di gonfiare la gomma disastrata e che ci ha raccontato di avere perso il compagno di avventura che si era rotta una clavicola cadendo il giorno prima rovinosamente dalla moto . Solo sassi e polvere a volte anche fresca perchè l’abbiamo trovata anche in frigorifero Il camper è sempre il personaggio n.1, ammirato e fotografato; per fortuna l’avevamo rinforzato prima della partenza ma non è adatto a queste "strade" dove o si va a 15-20 all’ora o si sconquassa tutto l’arredamento interno per le fortissime vibrazioni. A parte gli automatismi andati in tilt quasi all’inizio del viaggio, abbiamo avuto l’allentamento del tubo di scarico con conseguente odore di gasolio e per di più un forte odore di gas che ci ha preoccupato per due giorni. Abbiamo eliminato il settore riscaldamento e adoperato solo il fornello. Arrivati a Bariloche Giancarlo si è accorto che con i salti e le vibrazioni la caldaia si era staccata da un supporto e provocato la rottura della tubazione di rame che porta il gas alla caldaia stessa. Tutta la giornata di lunedì siamo stati impegnati a togliere polvere e ad avvitare i mobili pensili. Il mobiletto del bagno si stava staccando del tutto, Adriana aveva avvertito che il neon si era mosso ma in realtà era il neon che teneva ancora su il pensile. Un artigiano ci ha fornito un nuovo tubo per il gas con i raccordi per il costo di euro 1 (uno).Abbiamo fatto lavare il camper e dare una controllata alle sospensioni e alla trasmissionie che sembrano a posto. Vi diamo alcuni prezzi argentini:
il Corriere della Sera costa 0,50 pesos, nove volte meno che in Italia perchè 1 euro = 4,60 pesos.
Il gasolio in Patagonia costa 1,59 pesos al litro ma agli stranieri lo fanno pagare 2,80 mentre nelle altre zone varia da 2,00 a 2,30 pesos al litro per tutti. Il campeggio di sei giorni a Bariloche, che è considerata la Cortina d’Ampezzo dell’Argentina, costa come una giornata a Sottomarina. Partiremo sabato con destinazione San Martin de los Andes e poi ripasseremo in Cile, direzione Isola di Chiloè e risalita fino a Santiago, Valparaiso e poi di nuovo in Argentina a Mendoza da dove ci risentiremo. Ciao e bacioni a tutti.

Camper protagonista













Strada Patagonica














Io con Don Ferdinando














Noi con il sindaco di Puerto Natales















Adriana e la Cascata del Paine













La Volpe













Il gaucho



















Noi al Perito Moreno













Il camper al Fitz Roy



















Il Ghiacciaio Viedma










Adriana e il ghiacciaio Huemul



















Noi e la Cueva de Los Manos















E noi i Mapuche

giovedì 17 gennaio 2008

Tierra del Fuego, Ushuaia 16.01.2008



Tierra del Fuego, Ushuaia 16.01.2008
Carissimi parenti, amici e conoscenti ci scusiamo per il ritardo, ringraziamo per i messaggi e auguriamo a tutti un buon 2008. Non è semplice mettersi in viaggio per conto proprio in un paese straniero che oltretutto è quasi tutto in ferie in questo periodo che corrisponde al nostro ferragosto. In un altro momento vi racconteremo della traversata atlantica: è stata una esperienza molto interessante, positiva e piacevole. Dopo Le Havre dove ci siamo imbarcati, abbiamo fatto tappa a Bilbao, in cinque porti africani, a Rio de Janeiro e Santos in Brasile e infine a Zarate e Buenos Aires dove siamo sbarcati. In mare abbiamo "percorso" circa 13.454 km.A Rio abbiamo incontrato l’ing.Enrico Moreschi e la Signora Nicoletta volontari laici della Diocesi di Padova che prestano la loro opera da oltre 4 anni in una favela a circa 30 km da Rio. A Buenos Aires non è stato possibile alcun incontro con nostri corregionali perchè assenti per ferie. Con alcuni ci siamo sentiti per telefono e avevano offerto la loro collaborazione per eventuali ns. necessità. Così è stato a Mar del Plata. Ad ogni modo non ci è mancata l'occasione di incontrare l'interesse ed il piacere di chi si avvicinava e si dichiarava discendente di genitori o nonni italia A Buenos Aires, dopo aver incontrato l’amico Diego di Piombino Dese, che ci ha gentilmente portato la copia delle chiavi del camper dimenticate a casa ed una sirena per eventuali emergenze, siamo andati a trovare il nostro paesano Padre Claudio Cappellaro nel Seminario in cui vive. Gli abbiamo portato i saluti della sua famiglia, quelli delle classi 1937 e 38 e consegnato delle magliette sportive offerte dall'amico Leopoldo Carraro. Con il camper non si poteva accedere al cortile interno all'edificio e don Claudio ci ha indirizzato da suoi colleghi nella Parrocchia Sagrado del Corazon.Ci siamo accampati nel loro giardino e siamo stati assecondati dalle premure di don Lino Frizzarin di Pernumia ( i fratelli coltivano ortaggi) e da don Mario di Pressana. Per quattro gg con i mezzi pubblici abbiamo visitato a fondo la città. Commovente è stato quando, alla fine della messa del 1°gennaio, don Lino ha celebrato il "matrimonio" tra Adriana e Giancarlo con la sua comunità la quale ci ha rivolto applausi, baci e auguri di buena suerte. Dopo avere visitato Mar del Plata e la penisola di Valdes siamo arrivati ad Ushuaia che dista 4.200 km da Buenos Aires. Non è stata una passeggiata nè per la strada nè per le temperature, caldo, vento, freddo, vento, caldo e vento freddo. Le strade erano per la maggior parte sterrate con pietre volanti e moltissimi mezzi che incontravamo avevano il parabrezza bucato in più punti. Abbiamo installato la rete di protezione al parabrezza ma in un momento in cui l'avevamo tolta perchè percorrevamo una strada asfaltata, incrociando un fuoristrada, una pietra partita da una ruota ci ha scheggiato leggermente il vetro..
Per lasciare costantemente la protezione dobbiamo portare una modifica perchè le vibrazioni della rete rendono disagevole la vista ; abbiamo acquistato una lastra di policarbonato per inserirla nella protezione. Anche per il gas propano ci sono stati degli incovenienti: non essendo possibile caricare la nostra bombola per la diversità degli attacchi abbiamo dovuto acquistare una bombola con i relativi attacchi. Entrando in Patagonia, siamo stati fermati 4 volte per un controllo igienico-sanitario che è consistito nel ritirarcici la frutta e la verdura, per fortuna non avevamo carni e salumi, perchè in quella zona non esistono microbi o parassiti e non vogliono che ne vengano importati. Al primo passaggio in Cile ci hanno sequestrato la frutta e la verdura della Patagonia, perchè non ritenute igienicamente pure come quelle cilene. Abbiamo già passato due volte la frontiera argentina e due quella cilena e dovremmo passarle altre 5 o 6 volte ciascuna; questo comporterà di armarci di tanta pazienza per la tempo delle attese, per le pagine del passaporto che verranno annullate dai vari timbri di uscita ed entrata e per la necessità di tener conto se valeva la pena o meno di fare provviste per non essere alleggeriti ad ogni passaggio.
Ad Ushuaia abbiamo trovato intento a leggere le scritte del ns.itinerario il Signor Sergio Marconcini ( nativo di Cerea e qui emigrato nel 1947), Comisario General dei Pompieri della città. Era la persona che cercavamo, il veneto più a sud del continente, gentilissimo e premuroso. Assieme siamo andati in cerca di altri veneti di sua conoscenza ma purtroppo quel giorno faceva molto caldo, quasi 15 gradi e per gli abitanti di quella latitudine superare i 10° fà caldissimo. A casa non c'era nessuno, tutti erano andati al fiume o in montagna a fare il pic-nic anche perchè le fabbriche in questo periodo sono chiuse per 4 settimane. Ho chiesto a Sergio se mi sapeva indicare un fabbro per fare il lavoro alla rete di protezione e lui mi ha subito detto che l'indomani mi avrebbe portato in una officina dei pompieri dove lavora anche suo figlio. Così lunedì pomeriggio siamo andati nell'officina dove hanno fatto un bellissimo lavoro. Ci ha raccontato di come si è sviluppata la città di Ushuaia nata come carceri comuni e politiche chiuse solamente nel 1947. Da allora molti emigranti sono venuti perchè il piano di investimenti messo in opera per la riconversione ha dato loro opportunità di lavoro. Terminati questi investimenti, molti sono ritornati in patria, la maggioranza si è trasferita a Buenos Aires o a Rio Negro, pochi italiani sono rimasti qui. La maggioranza è di origine spagnola e viene detta brutos perchè cattiva, discendente dalle vecchie guardie carcerarie. Negli anni 50-60 arrivava una nave di viveri ogni 4 mesi, la frutta e la verdura esisteva solo in scatola. Ora la città ha 70.000 abitanti, vive principalmente di turismo e di iniziative statali nonché di lavoro dato dalle aziende del settore elettronico, qui ubicate per le notevoli agevolazioni fiscali, comunque i prezzi sono più alti che nel resto del paese. Questo è un piccolo resoconto dei nostri primi 15 giorni di viaggio. Saluti cari e a risentirci. Adriana e Giancarlo.

Vi alleghiamo alcune foto:


Brindisi dell'ultimo dell'Anno

Adriana con don Lino Frizzarin e don Mario

Famiglia di otarie

Ushuaia - Isola de los pajaros

Canale di Bearle Las Gaviotas

consegna GAGLIARDETTO uno Sergio Marconcini

finale della carretera austral